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Il Cineporto e le notti romane tra suono e tecnologia

Cineporto

Il Cineporto e le notti romane tra suono e tecnologia

Il Cineporto e le notti romane tra suono e tecnologia

La mia passione per il suono non si limitava ai televisori e agli impianti Hi-Fi. Ogni onda sonora, ogni vibrazione era per me un mondo da esplorare. Dopo una giornata trascorsa in laboratorio, immerso tra circuiti e oscilloscopi, spesso mi precipitavo al Cineporto, un evento estivo che rappresentava la perfetta fusione tra la mia conoscenza tecnica e l’energia della musica dal vivo.

Il Cineporto non era solo un luogo: era un’esperienza, un format unico che mescolava cinema e musica in un’atmosfera magica. Ogni sera, all’aperto, veniva proiettato un film su un grande schermo cinematografico, offrendo al pubblico la possibilità di godersi il meglio del cinema sotto il cielo stellato di Roma. Dopo il film, l’area si trasformava in uno spazio dedicato alla musica dal vivo e al ballo, dove la notte proseguiva con concerti e DJ set, creando un mix perfetto tra cultura e divertimento.

Durante l’estate, il Fonclea, uno storico locale notturno di Roma che frequentavo all’epoca, si spostava proprio al Cineporto, portando con sé la sua anima vibrante e coinvolgente. L’area, situata di fronte al Ministero degli Esteri, diventava un’arena di suoni e incontri. Lì, sotto il cielo di Roma, la musica prendeva vita, amplificata da un sistema audio che avevo realizzato io stesso, assemblando con cura componenti che gli sponsor ci fornivano.

La particolarità del Fonclea al Cineporto era la varietà dei generi musicali proposti. Ogni sera, il palco si animava con ritmi diversi: dalle sonorità potenti del rock, alle melodie avvolgenti del blues e del rhythm and blues, fino ai groove coinvolgenti della disco music. Ma non mancava nemmeno l’energia e il calore della musica latina, con serate dedicate alla salsa, al merengue e al son cubano, trasformando lo spazio in una pista da ballo a cielo aperto. La gente si lasciava trasportare dalla musica, danzando fino a tarda notte in un’atmosfera di festa e condivisione.

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Non ero solo uno spettatore. Ero il responsabile del suono. Ogni nota che usciva dagli strumenti passava attraverso il sistema audio che avevo progettato e installato con cura. Mixer, amplificatori, diffusori, cablaggi: ogni componente era scelto con attenzione per garantire un’acustica perfetta, capace di valorizzare ogni sfumatura sonora, dai riff graffianti delle chitarre rock alle sonorità morbide del blues, fino alle percussioni incalzanti della musica caraibica. Grazie al supporto degli sponsor, avevo accesso a componenti di alta qualità, che testavo, configuravo e ottimizzavo per ottenere il massimo da ogni performance dal vivo.

Mi affascinava l’idea di poter modellare il suono, di creare un impianto che non fosse solo un mezzo di amplificazione, ma un vero e proprio strumento capace di esaltare l’esperienza musicale. Passavo ore a testare i livelli, a regolare le frequenze, a ottimizzare la distribuzione del suono nell’area all’aperto. Ogni serata era una sfida, perché l’acustica in uno spazio aperto è imprevedibile, ma proprio questo rendeva l’esperienza ancora più stimolante.

Il Cineporto era anche un punto d’incontro. Lì, tra un assolo di chitarra e una clave cubana, nascevano amicizie, si scambiavano idee, si parlava di tutto: di musica, di tecnologia, di sogni. E poi c’era Roma, con il suo fascino notturno, le luci che si riflettevano sul Tevere, il brusio della città che si mescolava ai ritmi incalzanti del rock e della musica latina, rendendo quelle serate uniche e irripetibili.

Rientrando a casa, spesso mi portavo dietro il suono dell’ultima nota, il ronzio degli amplificatori, la vibrazione delle casse. Non era solo musica: era un’onda che continuava a viaggiare dentro di me, alimentando la mia passione per il suono, per la tecnologia e per tutto ciò che poteva trasformare un’emozione in frequenza, un’idea in vibrazione.

Durante questo periodo conobbi un cantante americano, Herbie Goins, e seguii il suo gruppo per qualche tournée estiva. Inoltre, frequentai anche lo studio di registrazione Grop Records, situato in Prati, dove sono passati numerosi artisti. Questo mondo mi affascinava: tra mixer, effetti, compressori ed echi, mi sentivo nel mio elemento. Ancora oggi, porto con me un’immensa passione per la musica ad altissimo volume.

Osvaldo Bizzarri